Nutrigenetica


PERSONAL GENETICS
Personal Genetics si avvale dell’analisi di specifiche sequenze del DNA, organizzate in pannelli diagnostici mirati, che
permettono l’individuazione precoce di determinate predisposizioni consentendo l’integrazione fra genetica e prevenzione
in un unico strumento dedicato alla cura della persona.

A COSA SERVE
Grazie alle strategie implementate nei percorsi studiati da Geneticlab, è possibile ridurre la possibilità che una malattia si
sviluppi, o alleggerirne l’impatto sull’individuo risultato suscettibile, e individuare il corretto equilibrio alimentare e di stile
di vita per aumentare il proprio stato di benessere.te un risultato personalizzato con consigli su come modificare il proprio
stile di vita.

PREVENZIONE
Attraverso un approccio di prevenzione pro-attiva (pre-emptive medicine) è possibile cercare di ridurre tutti i fattori di rischio
non-genetici e diminuire quindi le possibilità che una determinata malattia si sviluppi. Questo può essere realizzato attraverso
modifiche nello stile di vita, nella dieta, ma anche attraverso l’introduzione di specifiche integrazioni alimentari, di farmaci
(farmacoprevenzione), di fitocomplessi e di altre strategie validate secondo i criteri dell’evidence-based medicine, anche
provenienti da culture mediche olistiche non occidentali.

TERAPIA PERSONALIZZATA
Personal Genetics propone numerosi percorsi diagnostici fra i quali è possibile scegliere quello che meglio si adatta alle
necessità del paziente.
I percorsi diagnostici presenti in Personal Genetics, grazie ad un “algoritmo proprietario”, sono in grado di restituire all’utente
un risultato personalizzato con consigli su come modificare il proprio stile di vita.

E’ POSSIBILE SCEGLIERE TRA DIVERSI PANNELLI:

OBESITA’ GENETICA:
L’esame analizza le variazioni genetiche associate alla predisposizione all’obesità. Non è un test diagnostico, né un’analisi di rischio:
non rivelerà alcuna malattia ereditaria. Non rivela geni “malati”, solo diverse versioni di geni. Tutti i geni inclusi interagiscono in qualche
modo con l’ambiente e in particolare con il metabolismo delle sostanze nutritive e ciascuno di noi è in grado di metabolizzare tali
sostanze in modo più o meno rapido. Il corpo è un organismo complesso e i geni non agiscono da soli: i geni e l’ambiente (dieta, stile
di vita, qualità dell’aria, stress, ecc.) lavorano in sinergia e possono influenzare la nostra salute in positivo o in negativo. Il patrimonio
genetico di una persona (genotipo) è fissato al momento del concepimento, ma l’effetto che i fattori esterni esercitano sulla nostra salute può essere controllato nel seguente modo: a) conoscendo il genotipo nelle sue specifiche variazioni e b) conoscendo come le specifiche variazioni interagiscono con i fattori esterni. Queste informazioni consentono per la prima volta di adottare un’alimentazione ed uno stile di vita ottimali per il nostro patrimonio genetico, consentendoci di preservare e sviluppare al meglio le nostre potenzialità, riducendo la probabilità di sviluppare una patologia così attuale come l’obesità, dalle gravi conseguenze per l’organismo.​
SALUTE DEL CUORE:
La salute cardiaca dipende da un bilanciamento complesso di fattori ambientali, dietetici e genetici. E’ possibile analizzare il DNA
per una serie di geni che, in base alle ricerche mediche più recenti, hanno un ruolo importante nella salute cardiaca. Questi geni
svolgono una varietà di funzioni.
SALUTE DEL TESSUTO OSSEO:
Nell’analisi condotta possono essere identificate determinate varianti in uno o più geni che sostengono la salute ossea e che potrebbero portare alla formazione di proteine alterate e avere quindi un effetto negativo sulla struttura ossea. L’accumulo di queste proteine alterate potrebbe causare una perdita ossea, specialmente se la dieta è carente di determinate sostanze nutritive essenziali per la salute ossea, o se non si è sufficientemente attivi dal punto di vista fisico. Un altro fattore determinante è l’età: dai trent’anni in avanti si manifesta in uomini e donne l’inizio di una perdita della massa ossea. Ciò si verifica particolarmente nelle donne post-menopausa. È possibile tuttavia rallentare la perdita della massa ossea prestando la dovuta attenzione a fattori di nutrizione e di stile di vita.​
ALOPECIA MASCHILE
Il Pannello per alopecia valuta dei polimorfismi nei geni per il recettore degli androgeni (AR), per il recettore della ectodisplasina A
(EDAR) e per quelli presenti in una zona del cromosoma 20, che è stata recentemente correlata alla calvizie. Studi genetici hanno
dimostrato che tali polimorfismi predispongono ad un più alto rischio di sviluppare alopecia androgenetica (AGA). Tale screening
può aiutarci ad identificare le persone che hanno maggiori probabilità di andare incontro a questa condizione.
ATTIVITA’ ANTIOSSIDANTE E DI DETOSSIFICAZIONE:
L’attività antiossidante è una componente fondamentale del sistema di difesa del corpo umano. Come sappiamo, l’ossigeno è essenziale per la vita, ma può anche generare molecole altamente reattive e potenzialmente pericolose, chiamate “radicali liberi”. I
radicali liberi possono fortemente danneggiare il nostro organismo; attaccano infatti DNA, proteine e grassi presenti nelle nostre
cellule. I radicali liberi sono stati associati a una varietà di disordini di salute comuni, inclusi malattie cardiache, infiammazioni
croniche e cancro, oltre a processi di invecchiamento rapido. Il nostro organismo possiede delle difese immunitarie contro i radicali
liberi, geni che producono enzimi antiossidanti, che neutralizzano queste molecole altamente reattive.
INFIAMMAZIONE:
L’infiammazione è una risposta essenziale e protettiva messa in atto dai tessuti dell’organismo in presenza di malattie, ferite, infezioni o in presenza di una proteina responsabile di reazioni allergiche. Ad esempio, l’arrossamento o il gonfiore intorno a una ferita o un’area infetta segnalano che è in atto un processo normale di riparazione di un danno subito dall’organismo. Esistono numerosi geni che regolano il processo infiammatorio dell’organismo. Normalmente, una volta completato il naturale processo di riparazione, questi geni non esercitano più alcuna funzione fino a quando non saranno nuovamente necessari per far regredire un’infiammazione. Alcune volte, tuttavia, questi geni rimangono in funzione oltre il periodo dovuto e possono provocare reazioni troppo forti o non necessarie.​
INSULINA/GLICEMIA:
Il cibo consumato viene normalmente assorbito nel circolo ematico sotto forma di zuccheri quali glucosio, grassi e altre sostanze
di base. Un incremento del glucosio nel circolo ematico comporta il rilascio dell’ormone insulina da parte del pancreas. L’insulina
si lega alle cellule da dove facilita il trasferimento del glucosio dal circolo sanguigno alle cellule per un immagazzinamento sotto
forma di glicogeno e, successivamente, per un utilizzo da parte delle cellule dell’organismo come fonte di energia. La resistenza
all’insulina si riferisce a una riduzione della capacità delle cellule dell’organismo di rispondere all’azione dell’ormone insulina. Per
compensare questa carenza il pancreas secerne più insulina, con conseguenti alti livelli di insulina nel sangue. Studi medici dimostrano che la resistenza all’insulina svolga un ruolo molto importante in alcuni dei disordini più comuni, tra cui il diabete di tipo
2, l’alta pressione del sangue, le patologie cardiache e la disfunzione del metabolismo dei grassi. Nel corso della nostra analisi
abbiamo valutato diversi geni associati alla resistenza all’insulina, ognuno dei quali svolge un ruolo diverso nell’organismo e alcuni
dei quali a prima vista non sembrano essere direttamente correlati all’insulina. Ad esempio, il recettore della vitamina D (VDR) oltre
a essere importante per la riduzione della resistenza all’insulina, agisce anche sulla secrezione di insulina e sul mantenimento della
tolleranza al glucosio.
INTOLLERANZA AL LATTOSIO:
Le intolleranze alimentari, oltre a quelle causate dal rilascio di IgG da parte del sistema immunitario, possono essere causate dall’assenza di un enzima che permetta la metabolizzazione di diversi alimenti. La più comune intolleranza enzimatica è quella al lattosio, generalmente ereditaria, molto diffusa in Asia ed in alcune regioni dell’America; in Europa è frequente nelle aree mediterranee, tra cui l’Italia.
Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte e, prima di essere utilizzato dall’organismo, dev’essere scomposto in glucosio e galattosio
da parte dell’enzima lattasi. Nel caso in cui non vengano prodotte quantità sufficienti di lattasi una parte del lattosio può non essere
digerito e transitare lungo il tratto gastroenterico dove verrà metabolizzato dalla flora intestinale generando gas e metaboliti tossici.
La sintomatologia è dose-dipendente: maggiore è la quantità di lattosio ingerita e più evidenti saranno i sintomi.
Nel caso di diagnosi di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare i prodotti che la contengono, a volte è possibile
individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi.
L’ intolleranza al lattosio è riconducibile per circa il 90% dei casi ad una variazione del DNA nella regione regolatrice del gene
della lattasi che, se è presente in entrambe le copie del gene, porta ad una ridotta espressione della lattasi nei microvilli dell’intestino
tenue. Questa ridotta espressione fa si che con l’avanzare dell’età (dai 7 fino ai 30 anni e oltre) il lattosio venga digerito sempre
meno portando a manifestazioni cliniche come coliche, crampi, meteorismo e diarrea.
MALATTIA CELIACA
La malattia celiaca è una delle patologie autoimmuni più comuni nei paesi occidentali ed è una condizione clinica che persiste lungo
tutto l’arco della vita. La celiachia è caratterizzata da un danno immunomediato della mucosa intestinale innescato da un’intolleranza al glutine presente in cereali quali orzo, frumento, segale, miglio e avena. La celiachia è curabile nella quasi totalità dei casi adottando un’alimentazione appropriata.
La malattia celiaca è associata nel 90% dei casi alla presenza di antigeni HLA DQ2 e nei restanti casi ad HLA DQ8. La predisposizione
genetica legata al sistema HLA spiega solo parzialmente la presenza di questa patologia, tuttavia la stretta correlazione
permette di utilizzare l’indagine di HLA per scopi diagnostici o per l’individuazione di soggetti a rischio.
Come infatti indicato dalle Linee Guida Ministeriali, “Documento di inquadramento per la diagnosi ed il monitoraggio della malattia
celiaca e relative complicanze” del 23 luglio 2007, l’HLA è un test di secondo livello atto a valutare la compatibilità con la diagnosi
di malattia celiaca nei casi dubbi.
In caso di negatività del test si può essere certi dell’assenza della malattia, mentre nel caso di positività al test genetico e presenza
di una clinica suggestiva si può procedere ad ulteriori analisi per la conferma della patologia.